L’interesse pubblico per il benessere degli animali allevati ha portato nel tempo a una crescente sensibilità etica riguardo alla loro qualità di vita, con una conseguente evoluzione del concetto stesso di benessere animale.

Fino a quando l’opinione pubblica non ha maturato una vera consapevolezza riguardo alla qualità della vita degli animali allevati per la produzione alimentare, l’attenzione al loro benessere ha avuto, e in larga parte continua ad avere, una finalità prevalentemente produttiva

Il concetto di benessere animale si sviluppa in maniera determinante negli anni Settanta, declinato come libertà dalle privazioni alimentari e comportamentali, da uno stato sanitario scadente, dalla paura, dallo stress e dal discomfort.

Oggi il concetto di benessere è parte integrante della sostenibilità, con un focus crescente su indicatori scientifici basati sul comportamento animale e sul monitoraggio del singolo individuo. Si passa così dalla semplice assenza di sofferenza alla promozione attiva di stati emotivi e fisici positivi, definiti come “benessere positivo” (EFSA, 2025).

In linea generale, i consumatori manifestano una forte preferenza per il bestiame allevato in ambienti naturali, come i pascoli, ritenendo che questa pratica rispetti il comportamento naturale degli animali e, di conseguenza, il loro benessere (Charlton & Rutter, 2017).

Il pascolamento è un sistema di gestione zootecnica molto antico, legato a tradizioni culturali locali e peculiari, radicate nel tessuto sociale, che ne hanno consentito la conservazione fino a oggi. A questa continuità si affianca anche l’adozione di innovazioni tecnologiche, promosse da un ricambio generazionale difficile, ma comunque presente.

I bovini al pascolo possono comunque essere soggetti a rischi per il loro benessere. Per questo devono essere garantiti livelli di nutrizione adeguati, disponibilità di acqua pulita, accesso a ripari o zone d’ombra nei periodi caldi, ricoveri per i periodi invernali, protezione dalla predazione e una gestione calma ed efficace.

Una corretta gestione deve inoltre abituare l’animale al rapporto con l’uomo, anche per consentire un’osservazione regolare degli animali e rilevare tempestivamente eventuali problemi di salute e benessere.

La scelta del sistema di pascolamento, che può essere libero o controllato, come nel caso del pascolo a rotazione, rappresenta un aspetto fondamentale per la corretta gestione estensiva dell’allevamento

L’equilibrio dell’ecosistema pascolativo comporta una serie di importanti valutazioni basate sulla conoscenza delle specie vegetali pascolate e delle loro caratteristiche vegetazionali. È necessario tenerne conto per garantire il periodo utile al ricaccio produttivo, mantenere un cotico erboso sano, controllare la crescita delle infestanti e preservare la biodiversità.

Il piano di pascolamento e il corretto carico di bestiame diventano quindi strumenti fondamentali nella gestione del pascolo. Essi consentono di massimizzare i livelli di ingestione degli animali e di soddisfare il loro fabbisogno energetico, sia di mantenimento sia produttivo (Gusmeroli, 2004).

Gli animali al pascolo, se gestiti correttamente, possono avere effetti positivi sul risanamento dei suoli degradati e carenti di sostanza organica. Contribuiscono inoltre a contenere l’avanzata della brughiera e del bosco, a recuperare fitocenosi degradate e a contrastare l’erosione del terreno.

Il pascolamento rappresenta quindi un ecosistema complesso, poiché racchiude molteplici funzioni: produttive, legate al benessere degli animali, ambientali, ecologiche, paesaggistiche, culturali e sociali.

AUTORE: Prof.ssa Federica Bellagamba, DIVAS –
Università degli Studi di Milano