La sostenibilità ambientale delle attività umane è un tema sempre più studiato e discusso, non solo in ambito scientifico ma anche tra consumatori e decisori politici. Cresce infatti la richiesta di prodotti di origine animale ottenuti nel massimo rispetto possibile dell’ambiente.

Tutte le attività umane hanno un impatto sull’ambiente, comprese quelle zootecniche. Queste sono fondamentali per la produzione di alimenti di grande valore nutrizionale, storico e culturale, contribuiscono alla gestione del territorio e rappresentano una fonte di reddito per molte persone, soprattutto in aree più marginali.

L’impatto ambientale di un’attività può essere descritto in diversi modi. Nel settore zootecnico, le principali categorie di impatto considerate sono: il cambiamento climatico, l’acidificazione, l’eutrofizzazione, l’uso del suolo, il consumo di energia, l’uso dell’acqua e la perdita di biodiversità. Per ridurre tale impatto, il primo passo è individuare i punti critici del processo produttivo. Per farlo è necessario adottare un metodo di valutazione condiviso: nel caso dei prodotti alimentari si utilizza spesso il Life Cycle Assessment (LCA), che consente di analizzare in modo completo l’impatto ambientale lungo tutte le fasi della produzione.

L’impatto ambientale della produzione di carne bovina ha alcuni punti critici: i principali sono la produzione di metano dalla ruminazione e dai reflui, e la produzione degli alimenti per il bestiame (De Vries et al., 2015). Le diverse modalità di allevamento hanno impatti sull’ambiente differenti (Bragaglio et al., 2018). Nei sistemi di allevamento grass-fed la quota di impatto che deriva dagli alimenti per il bestiame è inferiore a quella dei sistemi indoor. Una buona gestione del pascolo è un’ottima strategia per ridurre l’impatto ambientale di sistemi estensivi.

Nei sistemi grass-fed la produzione della carne non è l’unico “prodotto” aziendale: la gestione del territorio e l’arricchimento del terreno sono servizi che la zootecnia rende all’ambiente montano.

Nell’ambito del progetto SIPARI, il team del DISAA dell’Università di Milano sta conducendo un’analisi LCA sulle aziende pilota lombarde, con l’obiettivo di quantificare l’impatto ambientale del sistema grass-fed nelle condizioni specifiche del territorio alpino e prealpino e identificare le strategie di mitigazione più efficaci.

Riferimenti bibliografici:
Bragaglio, A. et al. (2018). Environmental impacts of Italian beef production: A comparison between different systems. Journal of Cleaner Production, 172, 4033-4043.
De Vries, M.D. et al. (2015). Comparing environmental impacts of beef production systems: A review of life cycle assessments. Livestock Science, 178, 279-288.

AUTORE: Prof.ssa Maddalena Zucali, DISAA –
Università degli Studi di Milano