Dott.ssa Annalaura Lopez, DIVAS – Università degli Studi di Milano
Nell’allevamento estensivo montano, associato a numerosi aspetti di sostenibilità, esiste un paradosso apparente: per l’azienda, gli animali meno produttivi possono essere tra i più preziosi. Non perché rendano di più al macello (o alla mungitura, nel caso delle bovine da latte), ma perché fanno qualcosa che i tipi genetici ad alta performance non sanno fare: prendersi cura del pascolo.
Cosa sono le razze da servizio?
Si chiamano service herds, letteralmente mandrie di servizio, e comprendono razze rustiche, mantenute nel tempo dagli “allevatori custodi” per sopravvivere in ambienti difficili piuttosto che per massimizzare la produzione. Molte razze locali montane e alpine ne sono un perfetto esempio. Non sono animali peggiori: sono animali diversi, adattati a fare cose diverse.
Cosa sono le razze da servizio?
Per quanto riguarda la specie bovina, la razza Highland, originaria degli altipiani scozzesi, riscontra negli ultimi anni una crescente diffusione in Europa per via dell’impiego come razza da servizio.
Cosa fanno che le altre razze non fanno
Il punto di partenza è il comportamento al pascolo. Le razze rustiche mangiano in modo differente: consumano piante che le razze produttive rifiutano, come ad esempio cardi, arbusti, ontani, e utilizzano il pascolo in modo più uniforme, sfruttando anche le aree marginali, i pendii ripidi, i suoli umidi o superficiali.
Questo non è un dettaglio secondario. Alcune ricerche hanno dimostrato che i bovini di razza Highland, grazie al loro peso contenuto e agli zoccoli larghi, esercitano meno pressione sul suolo rispetto alle razze da produzione, riducendo erosione e compattazione del suolo. Pascolano su terreni che altri animali non potrebbero utilizzare senza danneggiare.

Nel lungo periodo, questa diversità di comportamento si traduce in una diversità di paesaggio: i pascoli gestiti con razze rustiche mostrano maggiore ricchezza di specie vegetali, meno piante legnose invasive e meno specie problematiche. La vegetazione rimane aperta, varia, produttiva, senza bisogno di interventi meccanici frequenti.
In condizioni di un pascolo caratterizzato da un basso valore nutritivo, non ottimale per la crescita delle razze selezionate per la produzione della carne, i bovini di razza Highland guadagnano più peso dei bovini ad alta performance. Tradotto: negli anni difficili, quando la qualità del pascolo cala, la mandria rustica può reggere. Quella produttiva no.
Il conto che spesso non si fa
Ovviamente, in questo contesto, potrebbe esservi un’obiezione legittima: gestire una mandria aggiuntiva costa tempo e lavoro. Ma il calcolo va fatto su scala più ampia. Le razze rustiche riducono il lavoro di manutenzione ordinaria del pascolo, contenendo naturalmente la vegetazione infestante. E i loro prodotti, nel caso dei bovini di razza Highland parliamo della loro carne, si prestano bene alla vendita diretta in azienda, spesso con un valore aggiunto legato all’immagine sostenibile del sistema.
Non è un’alternativa alla produzione convenzionale. È un complemento che rende il sistema più resiliente, più ricco dal punto di vista ecologico e, nel tempo, anche economicamente più solido.
Nel progetto SIPARI, l’Azienda Agricola Grassfed di Hans Quarteroni a Dossena (BG) alleva bovini Highland in un sistema di pascolo rigenerativo, offrendo un caso concreto di applicazione di questo modello nel contesto alpino lombardo.
Per approfondire:
Dumont, B. et al. (2022). Diversification increases the resilience of European grassland-based systems but is not a one-size-fits-all strategy. Grass and Forage Sciences.
Pauler, C.M. et al. (2020). Grazing allometry: anatomy, movement, and foraging behaviour of three cattle breeds of different productivity. Frontiers in Veterinary Science, 7, 494.
Pauler, C.M. et al. (2019). Influence of Highland and production-oriented cattle breeds on pasture vegetation. Agriculture, Ecosystems & Environment, 284.
Pauler, C.M. et al. (2020). Choosy grazers: Influence of plant traits on forage selection by three cattle breeds. Functional Ecology, 34.


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